Login Form
Search
Cr.a.C.K: Critical and Common Knowledge
All'apice dello smantellamento dell'Università pubblica e in un periodo di forte crisi economica, le finestre si rompono definitivamente e nasce la frattura all'interno degli schemi di omologazione, dello svilimento del mondo della conoscenza, del razzismo dilagante, del controllo dei nostri corpi e del mantenimento della guerra tra poveri a cui la realtà di tutti i giorni cerca di abituarci.Cr.a.C.K è la crepa lungo quel muro che ogni giorno circonda le nostre relazioni e la nostra sete di conoscenza.
Un muro visibile , nelle forme della chiusura e dello svuotamento degli spazi di socialità e di interazione.
Un muro invisibile , quando attraverso i processi di ristrutturazione e ammodernamento dell’università (processo di Bologna) incanala i nostri studi e le nostre aspettative di vita in percorsi già stabiliti, in cui l'approfondimento non trova spazio e il solo obbiettivo è il produttivo e pacifico inserimento nella precarietà del futuro che ci attende.
Cr.a.C.K è la crepa che si insidia e si espande tra le rovine di questa università.
Cr.a.C.K è autoformazione, è il generatore di un sapere critico condiviso, è la riappropriazione di voce e posizione all'interno di un sistema accademico che vuole lo studente escluso dai processi decisionali e creativi.
Cr.a.C.K è il varco creato attraverso l'intreccio e la coesistenza dell’ autoformazione come pratica di indipendenza di pensiero e autonomia nella creazione di un nuovo linguaggio, e dell'azione come momento indispensabile per allargare questa prima rottura fino ad abbattere le grigie pareti che ci circondano.
Cr.a.C.K è la consapevolezza di essere al centro dei processi produttivi in quest'era in cui il sapere viene messo a valore e lo studente produce ricchezza, senza che a questo corrisponda una retribuzione e un riconoscimento.
Cr.a.C.K è quindi rivendicazione di reddito e nuovi diritti.
Cr.a.C.K è la breccia che apre spazi a nuovi immaginari, ad un'Università in cui i poteri baronali si infrangono contro la voglia di analisi e di conoscenza degli studenti, dove i piani di studio sono aperti alla scelta e all'interesse personale, nella quale le relazioni tra i soggetti che muovono il mondo dei saperi si sganciano dai valori di produttività e meritocrazia e creano una criticità e un conflitto che viaggiano verso la trasformazione di un mondo che crediamo possa essere diverso da così com'è.
Cr.a.C.K è libertà, autonomia, autodeterminazione.
Cr.a.C.K è un bisogno fisiologico di prendere posizione, dentro e contro quest' Università, dentro e contro questo sistema sociale e dentro le nostre vite e le vite di tutti.
ATTENZIONE: Cr.a.C.K crea INdipendenza, produce sensazioni e allarga le visioni!
Vai ai seminari di autoformazione:
AUTORIFORMA
I 10 anni di riforme, a partire dal Processo di Bologna e l’avvento del 3+2, ci consegnano oggi un’università ormai sull’orlo del declino, e il suo continuo smantellamento da parte di ogni governo si appresta a compiere un ulteriore passo con l’avvento del DDL Gelmini.Viviamo in un’università in cui noi studenti non abbiamo alcuna libertà di autodeterminare e scegliere liberamente i nostri percorsi di studi, i nostri spazi e nostri tempi, poiché tutto è già deciso a monte da quegli organi in cui gli studenti ancora una volta non hanno voce in capitolo.
Viviamo in un’università in cui l’organizzazione della didattica e della ricerca non mira alla soddisfazione delle esigenze degli studenti e di tutta la società, ma avviene il più delle volte su base clientelare, frutto di quei rapporti di potere tra baroni che infestano i nostri atenei fin dai tempi che furono.
Viviamo in un’università che non garantisce la partecipazione attiva degli studenti e, attraverso il progressivo inserimento di steccati, di natura economica o meno, e attraverso le retoriche meritocratiche con cui si cerca di dividere gli studenti in buoni e cattivi, mira alla creazione di atenei di seria A e di serie B.
Ma questa non è l’università che vogliamo, ed è per questo che all’interno delle mobilitazioni contro le ultime riforme ministeriali abbiamo ribadito che non siamo qui per difendere il vecchio modello di università statale, ma vogliamo andare oltre, e costruire l’università che sogniamo attraverso il processo di autoriforma, giorno dopo giorno, nelle nostre facoltà! Un processo di riforma dal basso da costruire attraverso una virtuosa interazione tra gli studenti, i ricercatori e i docenti che stringono un patto per opporsi all’attuale modello della formazione che ormai si sta imponendo in tutta Europa.
Vogliamo spazi di autonomia, soldi e crediti per la costruzione dei percorsi di autoformazione, per l’elaborazione e la diffusione di un sapere libero e critico, lontano anni luce dalla didattica ufficiale, nozionistica e sterile, che togliendo ogni spazio di discussione e di scambio riproduce omologazione e muta accettazione dello stato di cose presenti.
Rivendichiamo potere decisionale per tutte quelle scelte che ricadono poi sulle nostre teste e di conseguenza l’annullamento dei rapporti baronali che innervano l’università.
Non accettiamo di essere obbligati dall’università a lavorare gratis! Stage e tirocini devono essere retribuiti come già avviene nel resto d’Europa. Chiediamo che l’ormai decrepito diritto allo studio si adegui al mutamento della società contemporanea ed in particolare all’evoluzione dei rapporti produttivi. Esigiamo quindi la creazione di un nuovo welfare studentesco che parta dal riconoscimento delle nuove figure lavorative, e di conseguenza l’abbattimento degli steccati meritocratici che non tengono conto della condizione lavorativa, in nero o precaria che sia, di migliaia di studenti.
Crediamo in una conoscenza ed un sapere di tutti e per tutti, ed è per questo che l’università deve essere gratuita, così come le esigenze ad essa correlate, dalla casa ai trasporti, dalle mostre ai cinema e musei, perché soprattutto in una città che si fa tutt’uno con l’università, lo studente non è un costo o uno spreco, ma è direttamente produttore di ricchezza.
Ed ora, a partire da questa consapevolezza, la ricchezza che produciamo ogni giorno vogliamo riprendercela!
Per farlo intendiamo partire dall'indagine della vita e delle esigenze reali degli studenti nel contesto territoriale della città di Padova: ovvero quanto essi contribuiscano alla ricchezza delle città in cui studiano e quanto l'attuale sistema di welfare non rispecchi le loro necessità, bisogni , sogni.
A tal fine crediamo che lo strumento più adeguato sia quello dell’inchiesta, che non si presenti come una mera rilevazione statistica, ma sappia essere interattiva e coinvolgere l’intervistato.
Un’inchiesta che si presenti come strumento per conoscere la complessità dei soggetti che incontriamo ogni giorno, sia in grado di contribuire alla diffusione di un pensiero critico e al contempo ci permetta di individuare i reali terreni di conflitto in cui organizzare nuovi percorsi di rivendicazione di reddito e di nuovi diritti.
AUTOFORMAZIONE
All’interno del processo di autoriforma il superamento della didattica ufficiale, sia nei contenuti che nella forma, acquista un ruolo di primaria importanza. Siamo stanchi dell’imposizione dall’alto dei nostri piani di studio, stanchi delle lezioni nozionistiche e unilaterali in cui ogni spazio di criticità è precluso in partenza, stanchi dei tempi pressanti cui siamo obbligati per non ricadere sotto l’infame etichetta di “non meritevole”.Di fronte a chi vorrebbe un’università sempre più licealizzata che, privandoci di ogni spazio di critica, approfondimento e discussione, riproduca indifferenza e omologazione; di fronte ad università aziendalizzata, gestita come un’impresa al fine del profitto e che regala alle aziende ciò che ogni giorno studenti e ricercatori producono, continueremo a sognare e impegnarci verso la costruzione di un'università diversa, in cui gli studenti possano decidere sul proprio percorso di studi, un'università che ci dia gli strumenti per analizzare la realtà che ci circonda e poterla trasformare, in cui il sapere critico diviene ricchezza da condividere e valorizzare.
Il mondo in cui viviamo è quello della crisi economica e della precarietà giovanile, quello della corruzione istituzionale, quello della criminalizzazione dei migranti, delle politiche di sicurezza e di un crescente razzismo istituzionale, quello delle guerre globali e delle devastazioni ambientali.
L’autoformazione vuole essere lo strumento per conoscere a fondo i contesti social in cui viviamo e la realtà globale con cui inevitabilmente interagiamo ogni giorno. Un nuovo sguardo sulla società capace di spazzare via le mistificazioni quotidiane dei mezzi d’informazione.
In questo contesto l’autoformazione è un passo concreto nella costruzione della nostra idea di università, e allo stesso tempo è strumento di lotta per sconfiggere un impostazione della didattica gerarchica e baronale.
L’autoformazione è la creazione e l’apertura di quegli spazi di produzione di sapere critico che intendiamo riprenderci dal basso; è lo strumento per riconquistare il nostro tempo e la nostra autonomia, un terreno sperimentale in cui il sapere nasca e si riproduca a partire dalla cooperazione di studenti, ricercatori e docenti; è uno spazio di discussione che come tale non si limita al passato, ma guarda al futuro, con l’intento di fornirci gli strumenti per trasformare il presente.
Vogliamo soldi e crediti per i percorsi autogestiti.
Vogliamo veder riconosciuto il “merito” di partecipare alla costruzione di un’altra università e alla diffusione di un sapere libero slegato da logiche di profitto e rapporti di potere fra baroni; allo stesso tempo crediamo che il riconoscimento di crediti per i percorsi di autoformazione dia spazio e visibilità massima al pensiero critico in un ambiente ormai sterile e metta in crisi il meccanismo stesso del credito, dal momento in cui quello che noi costruiamo è un sapere altro, non misurabile in un monte ore quantitativo.
Vogliamo poter autodeterminare il nostro percorso di studio e di vita.
Vogliamo costruire un sapere critico, che generi conflitto e trasformazione.
DESIDERIO DI SAPERE. ESIGENZA DI CONFLITTO.

